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Pulpito di LorentiOggi Bivongi vive esclusivamente di una realtà agricola, specie della coltivazione della vite che dà un eccellente vino conosciuto in tutta la regione. L'artigianato produce ancora delle bellissime coperte e le pezzare, sorta di tappeti multicolori ottenuti mediante la lavorazione di ritagli e cascami di stoffa. L'arte del telaio continua con le pezzare, le coperte e le tovaglie di lino. Certo, non è la produzione di una volta quando il paese era un grande produttore di bachi da seta o quando veniva lavorata la ginestra. Ci sono stati bravi artisti dell'arte povera che hanno operato anche nel circondario lasciando valenti opere che ornano le chiese. Il santuario di Maria SS. Mamma Nostra del '700, conserva una bella statua dell'Immacolata, in legno, arredi sacri, antichi volumi, e pregevoli stucchi.

Massima espressione bivongese, in fatto di arte, è stato il pittore Tommaso Martini. Discepolo di Francesco Solimena, fu un famoso ritrattista ed operò anche in moLavorazione legnolte chiese dell'Italia meridionale. Sono ancora da certificare le attribuzioni di alcune sue opere presenti in Calabria, forse a Petrizzi, Guardavalle e Monterosso, mentre altre sue opere importanti sono già state individuate a Napoli, a Bocchiniano nel rietino e in una collezione privata austriaca grazie al lavoro certosino di un gruppo di ricercatori impegnati nella rivalutazione storico-culturale ed artistica del nostro cittadino più illustre.

GASTRONOMIA E PRODOTTI TIPICI LOCALI

A Bivongi è anche possibile fermarsi a mangiare con soddisfazione presso le locali trattorie. Consigliata la pasta fatta in casa con sugo di capra o di olive verdi. Ricette antichissime, tramandate nel corso dei secoli che hanno conservato fino ad oggi anche quelle della Magna Grecia. Una di queste, la pasta fatta in casa preparata con le olive snocciolate nel sugo, è il piatto tipico del paese insieme al ragù della carne di capra. A tavola non mancano le soppressate ed i formaggi accompagnati dal famoso vino D.O.C. di Bivongi.

EVENTI ANNUALI... MERCATO DELLA BADIA E SAGRA DEL VINO
Prodotti tipici bivongesiUn mercato che, dal 1994 nella seconda settimana d'agosto, solitamente nei giorni 17 e 18, celebra i prodotti dell'artigianato e promuove quelli tipici dell'antica cucinale locale. Si snoda lungo le caratteristiche vie del centro storico illuminate dalle lanterne ad olio in un'atmosfera che riporta a quella che fu la vita di un tempo. Un ritorno al passato che, per due serate, fa rivivere la parte antica del paese con l'esposizione di prodotti nelle vecchie botteghe, che un tempo rendevano vivo il centro storico, ed il vino che può essere bevuto nelle caratteristiche cantine aperte per l'occasione. Data fissa, il 13 agosto, per assistere e vivere immersi nella sagra una serata da "capogiro" con vino a volontà e degustazione di piatti tipici preparati dalla locale Pro-Loco che si avvale di antiche ricette. Nei mesi di luglio ed agosto è anche possibile assistere alla Rassegna Teatrale organizzata spesso dall'Amministrazione comunale e dalla Pro-Loco Bivongi. Infine, vi è la Festa di San Martino che si tiene di solito il 2° sabato di novembre.

GLI ANTICHI MESTIERI E L'ARTIGIANATOMuseo Olio

Tanti erano i mestieri tradizionali praticati a Bivongi con una certa bravura rappresentata da qualificati maestri che curavano ed assicuravano la continuità mediante l'insegnamento ai c.d. "discipuli" volenterosi. Basta menzionare alcune attività familiari come l'allevamento del baco da seta e l'arte del telaio, che erano molto praticate, al punto da far parlare di Bivongi come primo produttore nazionale di bozzoli durante gli anni '30.

Inoltre, era risaputa anche la bravura dei nostri maestri per la lavorazione del legno, ed in particolare, della tecnica ad intaglio. Nella Piazza Vecchia di Bivongi, quale anziano non si ricorda d'esser passato per un taglio di barba e capelli, oppure per la riparazione di una suola bucata. I vari "Mastru Franciscu" e "Mastru Giuanni" erano solo alcune delle botteghe aperte che brulicavano fra le viuzze del centro storico. Adesso, purtroppo, tutte quelle porte aperte sono chiuse, e si fa poco per conservare e tramandare queste attività, nonostante la vita sociale odierna e gli interessi giovanili sono orientate verso altre direzioni e settori.

La Piazza Vecchia rimane un bel ricordo con tutte quelle porte chiuse, così come le altre viuzze del paese, e non rimane che ammirare la bellezza architettonica di quelle casette alte con i loro "mignani" - pianerottoli - e scalette esterne, sebbene la maggior parte di queste, ormai abbandonate, rischia di crollare e di scomparire per sempre sotto le macerie. Non esiste alcun interesse per pensare ad un restauro, e se un minimo di interesse esiste, non c'è Artigianatoil coraggio di spendere un vecchio soldo ed investire su case di questo genere. Le leggi del mercato non guardano in faccia l'importanza delle tradizioni e di quei valori che una volta facevano felice ogni ragazzo della "ruga". Allora bastava poco per strappare un sorriso, oggi non ci si crede più ed ognuno è costretto a fare: casa - lavoro - casa. Ebbene, evviva quei "Mastru Franciscu" e "Mastru Giuanni", oltre a quei "timpuluni" che un distratto "discipulu" poteva "abbuscare".

LA BACHICOLTURA

La bachicoltura è stata una delle attività preminenti nell'economia bivongese. Intorno al 1930, Bivongi è stato il secondo centro nazionale di produzione di bozzoli, ed era possibile contare la media annuale di 400 quintali di bozzoli, mentre seguivano Reggio Calabria con 355, Cosenza con 65 e Catanzaro con 56. Basta pensare che questa antichissima attività risale alle origini di Bivongi, importato in Calabria dai Bizantini e praticato fino a 50 anni fa. Pertanto si pensa anche che il nome del paese derivi dal nome greco "Boybukes”, appunto "Baco da seta", trasformatosi nell'arco dei secoli, in "Bubunges", poi "Buvungi", "Bibungi" e finalmente in "Bivongi".

Inoltre, accanto alla bachicoltura fiorì l'industria, sia pure a livello locale ed artiArte del telaiogianale, che ancora oggi potrebbe essere ripresa, visto che alcune donne anziane vi lavorano tutt'ora: quella del Telaio. Tutta la dote delle ragazze da marito in quei tempi veniva fornita dai telai: coperte di purissima seta, lenzuola, tovaglie, asciugamani di cotone, di lino e a volte di ginestra. Infatti, sia la ginestra che la lana hanno avuto un ruolo primario con l'avvento della pastorizia fino agli anni '40.

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