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Bocca di minieraArcheologia industriale: fa parte dell'ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria, il museo all'aperto che da Monasterace si estende fino a Serra San Bruno. Un'esposizione del patrimonio di quella che fu l'industria in questa zona ricca di minerali che, da prima del 1000 (l'antica Kaulon estraeva nel territorio di Bivongi, in località Argentera, il minerale per battere le prime monete), giunge fino ai borboni con le loro fabbriche d'armi. E' possibile contattare il Comune di Bivongi per ulteriori informazioni: Tel. 0964-731185.

 

ITINERARIO DELLE ACQUE E DELLA METALLURGIABagni di Guida

Inizia dagli impianti sportivi di Bivongi e giunge nei pressi del villaggio Ziia, da dove si può proseguire sino alle “Acque Sante”. Segue il corso medio-alto del fiume Stilaro, per poi inerpicarsi sui primi contrafforti delle Serre Calabre e tocca, con le sue tappe, interessanti siti di archeologia industriale: mulini, concerie, centrali idroelettriche, ferriere, ecc… Il tutto immerso in un paesaggio di incomparabile bellezza.
“Mulinu do furnu” e conceria, già ferriera Fieramosca (sec. XII-XX)

Il mulino costruito nel sec. XII dai monaci cistercensi, serviva per frantumare la galena estratta dalla vicina miniera d’argento. Il minerale veniva poi fuso nel vicino forno. Nel corso dei secoli l’antico forno per l’argento fu, prima, trasformato in ferriera, nella quale si realizzavano palle di cannone, ed in seguito nel sec. XX fu riattata a conceria.

“Laveria” Impianto di flottazione (sec. XX)

L’edificio, costruito intorno agli anni trenta del secolo appena trascorso, serviva per “lavare” dalle impurità la molibdenite estratta dalle molte miniere presenti nell’area.

Parco Nicholas Green

Area attrezzata, sportiva e pic-nic. Punto rifornimento acqua.

“Bagni di Guida” (sec. XIX)

Lo stabilimento idro-termale “acque alcalino solforose" fu costruito intorno al 1850, nella località “Acque Sante”, così dette per la presenza in loco delle acque curative. L’opificio che rappresentava per l’epoca uno dei più moderni stabilimenti termali della regione, fu attivo sino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale.

Casa albergo (sec. XIX)

Fu edificata a fianco delle terme per consentire un soggiorno più confortevole ai numerosi pazienti che annualmente si recavano per beneficiare delle riconosciute azioni terapeutiche delle “Acque Sante”.

Centrale idroelettrica “Avvenire” (sec. XIX)

Costruita nel 1913 rappresenta l’unica testimonianza tangibile (edificio e turbine) delle prime e molte centrali idroelettriche Calabresi. Fornì sino al momento della sua dismissione, anni ’50, energia pulita ai paesi del circondario.

Centrale idroelettrica “Marmarico”

Costruita negli anni venti del secolo appena trascorso, la centrale dotata di due turbine “Pelton” forniva energia ad una vasta utenza. Fu attiva sino agli anni ’70.

Cascata “Marmarico”

La cascata alta 120 metri rappresenta un “monumento” naturale tra i più interessanti dell’intera regione.

N° 11 (sec.XX)

A “quota 11”, le condotte forzate provenienti dalle dighe, che servivano la centrale idroelettrica “Marmarico”, si congiungono ed iniziano il loro avvicinamento alla sottostante centrale.

Ferriera Arcà e Azzarera (sec. XVII)

Sono le superstiti delle 13 ferriere esistenti nell’area e che costituivano il grande polo siderurgico di Ferdinandea.

“Lago Giulia”

Il lago, artificiale, fu realizzato intorno al 1925, a seguito della costruzione della diga che serviva la centrale idroelettrica Marmarico.

“Fonderia Ferdinandea”

La grande fonderia voluta dai Borbone, sostituì nelle attività siderurgiche il vicino impianto di “Chiesa Vecchia”. Essa rappresentava la più moderna fonderia del regno delle Due Sicilie, fu dismessa poco dopo l’unità d’Italia. I suoi ruderi, ancora imponenti, rappresentano una tappa d’obbligo per la conoscenza del trascorso industriale della Calabria.

“Chiesa Vecchia” (sec. XV)

In località “Chiesa Vecchia” insiste il più interessante “oggetto” culturale legato al trascorso siderurgico della Calabria. Il villaggio siderurgico fu costruito intorno al sec. XV e fu operante sino a tutto il sec. XVIII. Sono ancora ben visibili un altoforno a “manica”, la chiesa e numerosi ambienti di lavoro.

Villaggio Ziia

Vi si giunge dopo aver percorso l’antico tracciato ferroviario a scartamento ridotto, voluto da Achille Fazzari, che dopo l’unità d’Italia venne in possesso degli impianti siderurgici di Ferdinandea e Mongiana. Da qui si può imboccare il sentiero che riporta lungo lo Stilaro, nei pressi delle “Acque Sante”, per fare ritorno a Bivongi.

ITINERARIO DELLE MINIERE

MontestellaHa inizio nei pressi di una antica miniera dalla quale si estraeva la “limonite” e la “pirite”, e guida il visitatore lungo la linea dei filoni metalliferi del monte Stella e Mammicomito. Sulle pendici del monte Stella di particolare interesse è “la grotta”, forse un’antica miniera, nella quale è custodita una pregevole statua di Madonna, attribuita a Rinaldo Bonanno. Pregevole il panorama che spazia sul litorale Ionico.

Antica miniera (sec. XVIII)

E’ una delle superstiti delle 36 miniere esistenti nel circondario che costituivano in passato il più vasto ed interessante bacino minerario del Sud Italia. Poco distanti si possono scorgere i resti dell’antica fornace di Pazzano.

Fontana “vecchia” o dei Minatori (sec. XVIII)

La fontana era il punto di rifornimento d’acqua per i mulattieri che trasportavano il minerale dalle miniere di Pazzano agli stabilimenti siderurgici di Ferdinandea e Mongiana. Interessanti le facce leonine, dalle sgorga l’acqua realizzate nelle ferriere locali.

San Rocco (sec. XVI)

Su di una impervia altura e su di un antico luogo di culto Bizantino, è stata edificata intorno al sec. XVII una piccola cappella dedicata al Santo protettore dei viandanti. Nell’area sottostante vi è “u tripu da cona” (la cavità dell’icona) risalente al periodo Bizantino.

Grotta S. Angelo

“Laura” (antica cellula monastica) vi si giunge percorrendo la strada che porta ancora oggi all’Eremo di Monte Stella.

Eremo di Monte Stella (sec. XVIII)

L’Eremo fu riedificato dai Borbone, per dare assistenza ai pellegrini che si recavano a visitare la Santa Grotta.

Grotta Madonna della Stella

Nella profondità della montagna, intorno all’anno 1000, si rifugiarono in cerca di un luogo dove pregare monaci provenienti dall’Asia minore, vi portarono una Icona di Madonna, sostituita nel tempo da una statua. Interessanti, gli affreschi presenti.

Area delle miniere e delle cave

L’area del Mammicomito e dei Piani di Rufo, costituiva in passato il più vasto giacimento minerario del meridione d’Italia. Molte erano infatti le miniere dalle quali si estraeva la limonite, la pirite, la galena. Molte anche le cave di pietra calcarea e sparse qua e là antiche casette dei minatori.

Mulino “Vrisa”

Si tratta di un mulino idraulico del tipo “greco” o “scandinavo”.

ITINERARIO DEI MULINIMulino del regnante

Congiunge i paesi di Bivongi e Pazzano attraverso un antico tratturo che costeggia il torrente “Melodare”. Lungo il percorso, alcuni mulini, ora reperti di archeologia industriale, testimoniano l’importanza che questi avevano per l’economia agricola dell’area. Alcuni di essi hanno origine in piena epoca Bizantina.

Mulino “do Regnante”

Il mulino idraulico, di recente restauro, presenta tutte le caratteristiche tipiche dei mulini del tipo “greco” (ruota palmata posta orizzontalmente alle soprastati macine, torre-condotta posta in alto in verticale). Tutti i mulini che costituiscono i “punti” dell’itinerario sono da annoverare alla stessa tipologia: Mulino “Gargano”, Mulino “Poteda 1”, Mulino “Poteda 2, Mulino “Mastru Cicciu”, Mulino “Midia”.

ITINERARIO RELIGIOSO

Cattolica di StiloLa religiosità è una caratteristica pregnante della vallata dello Stilaro, che non a caso viene definita “Vallata Bizantina”. L’itinerario ha inizio dalla Cattolica di Stilo e termina, dopo aver percorso stradine tortuose aggrappate al monte Consolino, nei pressi della Basilichetta di San Giovanni Theristis, a Bivongi.

Cattolica (sec. X)

Tempietto bizantino, a croce inscritta, è caratterizzato dalla copertura a cinque cupole, rappresenta un “pezzo” unico della cultura Bizantina in Italia.

Grotta San Nicola ed Ambrogio

Antica “laura”, incastonata nelle pendici del Consolino, di recente è stata “rifrequentata” dai monaci Greci.

Kastrum Bizantino (sec. IX)

Si tratta dei resti dell’antica Stilo fortificata che, situata su di un pianoro, resistette all’assedio dei Normanni per ben 6 anni. Sono visibili le antiche strutture militari e civili.

Castello normanno (sec. XI)

Costruito sulla sommità del Consolino, domina un vasto territorio che in passato costituiva il regio demanio di Stilo. Edificato su di un preesistente fortilizio bizantino, fu dismesso nel sec. XVIII. Dal vertice del monte (700 mt. s.l.m.), lo sguardo spazia da Capo Bruzzano a sud, a Capo Rizzuto a nord.

Miniera “Garibaldi”

Dalla miniera si estraeva la limonite. Fu sfruttata in varie epoche, l’ultima negli anni post unitari dal Fazzari, che la “abbellì” con una facciata di influsso neoclassico.

Grangia degli Apostoli

Costruita sul finire del sec. XI, dai certosini di San Bruno, consentiva agli stessi di controllare i vasti possedimenti del circondario e contrastare la presenza dei monaci ortodossi del katholikon di S. Giovanni. Dalla Grangia, è possibile scorgere sulla punta del monte “Petracca” il fortilizio di probabile epoca greca, che con altri apprestamenti difensivi aveva il compito di controllare le vie di penetrazione nell’entroterra.

Monastero di San Giovanni TheristisMonastero Ortodosso

Il katholikon fu riedificato da Ruggero il Normanno sul finire del sec. XII. Si presuppone sia stato costruito inglobando nella nuova struttura un precedente luogo di culto. Attualmente il luogo sacro, mirabile incrocio della cultura araba, bizantina e normanna, è stato riaperto al culto da monaci provenienti dal sacro Monte Athos, in Grecia.

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